ADSL, Notizie

Il 20 Dicembre 2006 è stato istituito il Comitato per la diffusione della banda larga sul territorio nazionale. Sicuramente una buona notizia per tutte quelle persone che attendono con ansia che il proprio comune venga coperto dal servizio ADSL. Speriamo solo che questa non sia semplicemente una delle tante promesse.

Del Comitato fanno parte i Ministri delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, degli Affari Regionali e delle Autonomie Locali, Linda Lanzillotta, delle Riforme e le Innovazioni nella Pubblica Amministrazione, Luigi Nicolais.

Stando a quanto recita il comunicato apparso sul sito del Ministero delle Comunicazioni:

L’obiettivo strategico è quello di garantire, entro la legislatura, l’accesso a tutti e ovunque alla banda larga.

Le funzioni del Comitato sono le seguenti:

- Coordinamento, armonizzazione e monitoraggio delle iniziative già intraprese;

- Individuazione degli interventi prioritari per il raggiungimento dei livelli essenziali di abilitazione tecnologica sul territorio nazionale, attraverso il confronto con i rappresentanti delle Amministrazioni Locali, degli utenti e degli operatori nel settore delle Telecomunicazioni

Il Comitato per la sua attività, si avvarrà di un «Gruppo Tecnico», presieduto da un esperto, designato dal Ministro delle Comunicazioni, di concerto con gli altri due Ministri.

Il piano di sviluppo si articola su 10 punti:

1. La diffusione della banda larga in Italia e il posizionamento in Europa

Gli accessi a banda larga hanno superato la soglia degli 8 milioni a fine settembre 2006, rispetto alle poche centinaia di migliaia di solo cinque anni fa. Il 27% delle famiglie italiane, il 69% delle imprese con 3 e più addetti (40% sul totale imprese) e il 75% delle amministrazioni pubbliche dispongono oggi di collegamenti a banda larga (fonte: Osservatorio Banda Larga – Between).

Il mercato generato dalla banda larga è stimabile in 2,6 miliardi di Euro per il 2006 e rappresenta di fatto una delle componenti più dinamiche del settore delle telecomunicazioni.

Nel panorama europeo, la performance dell’Italia è simile a quella dei principali paesi europei in termini di crescita annua, ma permane un livello di penetrazione relativamente basso in termini di accessi per 100 abitanti (14 contro la media UE25 di 17), imputabile in larga misura a differenze strutturali rilevanti: assenza di infrastrutture di TV via cavo, minore dotazione di linee telefoniche e, soprattutto, il forte differenziale nell’alfabetizzazione informatica.

Nonostante la crescita esponenziale degli ultimi anni è tuttavia chiaro come stiamo oggi entrando in una nuova fase di sviluppo, molto più complessa di quella iniziale, dove l’attenzione andrà posta sempre meno sul collegamento e sempre di più sulle prestazioni ed i servizi abilitati in una logica “multiple play” e di integrazione tra applicazioni.

2. I vincoli allo sviluppo della banda larga

L’apertura di un nuova fase di sviluppo richiede che vengano affrontati i vincoli strutturali che possono frenare la pervasività della banda larga.

Anche se la copertura dei servizi a banda larga ha raggiunto a fine settembre l’88% della popolazione (e supererà presto il 90%) si avvicina la soglia di digital divide infrastrutturale di lungo periodo, vale a dire la soglia di copertura al di là della quale è difficilmente ipotizzabile un intervento secondo logiche strettamente di mercato, specie se l’obiettivo è quello di garantire lo stesso diritto di cittadinanza “telematica” (vale a dire con le stesse prestazioni e servizi abilitati) all’intera popolazione.

Un problema forse ancora più delicato è quello del cronico ritardo nell’alfabetizzazione informatica degli italiani, che vede nel nostro Paese circa il 45% di individui alfabetizzati, contro valori pari a oltre il 70% della media UE15 (fonte: Eurostat).

L’accessibilità sempre più ampia ai servizi avanzati a banda larga richiede infine un ulteriore sviluppo della concorrenza e la prosecuzione del processo di riduzione dei prezzi già in atto, nonché un più rapido passaggio dalle modalità di tariffazione a consumo (che rimangono un importante “invito alla prova”) a quelle flat, che garantiscono il definitivo ingresso nell’ecosistema della rete (collegamenti effettivamente always on).

3. Le iniziative pubbliche per l’infrastrutturazione

Negli ultimi anni numerose sono state le iniziative pubbliche per l’infrastrutturazione, sia a livello centrale che locale. A livello centrale la società Infratel ha avviato nelle regioni del Sud un’azione di cablatura concordando sia con gli operatori TLC che con le Regioni le tratte dove stendere la fibra ottica. Inoltre ha concordato con alcune di queste Regioni interventi per l’estensione della copertura nelle aree marginali con tecnologie wireless.

Iniziative a livello locale per la riduzione del digital divide infrastrutturale sono presenti in tutte le regioni. La titolarità degli interventi è quasi sempre della Regione, anche se molte Province stanno avviando iniziative e alcune Comunità Montane si stanno attrezzando autonomamente. Il valore degli interventi varia da pochi milioni di euro ad oltre 100 in un paio di regioni. Anche i modelli di intervento sono assai diversi, si va dagli approcci più liberisti e maggiormente orientati all’incentivazione degli operatori privati, ad approcci dirigisti, che utilizzano società pubbliche locali a volte create ad hoc e in qualche caso più orientati a risolvere i problemi della PA locale che non quelli dei cittadini e delle imprese. Si tratta in totale di quasi 700 mln di finanziamenti pubblici programmati da Regioni ed Enti Locali sulla banda larga.

Gli obiettivi

4. La banda larga come motore di sviluppo e servizio universale

Per banda larga si intende l’ambiente tecnologico (reti di telecomunicazione) che consente l’utilizzo delle tecnologie digitali ai massimi livelli di interattività.

Gli obiettivi che il governo si pone sono due:

* sviluppare la banda larga per la competitività delle imprese e del sistema-Paese;
* garantire ai cittadini il diritto di fruizione dei servizi in rete indipendentemente dalle loro capacità economiche e in modo uniforme sul territorio.
* La banda larga come motore di sviluppo significa fare dell’informazione e della comunicazione i principali fattori produttivi nell’economia della conoscenza, a fronte delle sfide della globalizzazione.

La banda larga come servizio universale (inteso come obiettivo di servizio pubblico la cui universalità non deriva dalla natura dei servizi – privata o pubblica -, ma da una valutazione circa la loro rilevanza per la collettività) significa garantire, entro la legislatura, che i cittadini in tutti i territori dispongano dell’accesso a servizi di connettività a banda larga a costi accessibili.

Tale obiettivo, com’è evidente, dovrà essere mantenuto nel tempo e rivestire un connotato dinamico, garantendo l’evoluzione delle prestazioni (capacità di banda) in funzione dell’evoluzione dei servizi e dei contenuti.

5. La necessità di una rete informativa per il XXI secolo: da banda larga a ultralarga

La banda larga diventerà sempre più il fattore abilitante per lo sviluppo dei mercati della convergenza tra informatica, telecomunicazioni, elettronica di consumo e media (4C: Communication, Computer, Consumer Electronic, Content) e in ultima analisi anche per la competitività del sistema-Paese nella futura economia della conoscenza. Per competere nell’economia in rete è chiaro come le reti di telecomunicazione dovranno anch’esse evolvere da semplici “infrastrutture” a veri e propri “sistemi di comunicazione in rete”.

Si tratta quindi non solo di un’evoluzione della velocità di accesso alla rete (la banda “ultralarga”, fino a 100 Mbps), ma anche dello sviluppo dei nuovi servizi che tali velocità abilitano. La banda ultralarga ed i servizi innovativi incideranno infatti sul modo di lavorare delle organizzazioni pubbliche e private, sulle modalità di erogare servizi ai clienti, sulle abitudini di comunicazione degli utenti, sulla fruizione dei contenuti multimediali da parte delle famiglie, sui sistemi informativi delle imprese, sui terminali che integreranno sempre più ed in modo nuovo il PC, il cellulare, la TV, Internet e le apparecchiature digitali.

Le 5 linee di azione

6. Concertare e coordinare le iniziative territoriali per garantire la disponibilità della banda larga

Il conseguimento dell’obiettivo strategico richiede il coinvolgimento delle Regioni, degli enti locali e di tutti gli operatori attivi nella fornitura di servizi di telecomunicazione per la realizzazione di Piani Territoriali. Tali Piani devono prevedere la esatta mappatura della disponibilità di banda sul territorio, ed evidenziare, anche attraverso una negoziazione diretta con gli operatori, le aree di intervento privato, dove il mercato funziona, e le aree dove l’intervento pubblico si rende necessario, attraverso incentivi o interventi comunque diretti a favorire l’estensione della copertura (anche attraverso l’intervento di Infratel). Queste linee guida servono a coordinare e dare omogeneità all’insieme degli interventi, evitare duplicazioni e tempi lunghi, ottimizzare gli investimenti e riequilibrare le disparità territoriali.

7. Favorire le nuove tecnologie di rete e la concorrenza

La nuova fase di sviluppo della banda larga rappresenta un momento di discontinuità, in quanto l’epoca del doppino in rame si avvia alla conclusione ed occorrono nuovi e ingenti investimenti nelle reti di nuova generazione. Fondamentale è quindi lo sviluppo delle nuove tecnologie di accesso a banda larga, sia terrestri (come il VDSL a 50-100 Mbps) che wireless. Tutte le iniziative che favoriscono l’upgrading tecnologico delle reti e lo sviluppo delle tecnologie wireless devono essere incentivate, a partire dalla rimozione dei vincoli all’utilizzo delle infrastrutture civili per la posa di cavi in fibra ottica, indispensabili per lo sviluppo di adeguate capacità delle reti di accesso, sia wired che wireless. Grande attenzione merita la diffusione delle reti wireless, in primo luogo il WiMax, le cui licenze saranno assegnate nei prossimi mesi, che possono fornire un contributo essenziale al completamento della copertura a banda larga del territorio, oltre che allo sviluppo di nuovi utilizzi in mobilità e nomadicità. Lo sviluppo di nuove tecnologie deve essere favorito anche al fine di sviluppare la competizione tra gli operatori e garantire agli utenti prezzi competitivi.

8. Creare le condizioni per lo sviluppo dei servizi e dei contenuti digitali

Lo sforzo per l’infrastrutturazione del paese deve trovare riscontro nell’adeguato utilizzo delle reti da parte di tutte le categorie di utenti. La banda larga ed ultralarga consentono applicazioni in rete che permettono a tutti i soggetti di dialogare tra di loro e concorrere a realizzare la società dell’informazione, come previsto dal piano d’azione europeo di Lisbona. In questo contesto sono necessarie sia politiche di supporto al settore dei contenuti multimediali e dei servizi interattivi, sia politiche per lo sviluppo di servizi e contenuti della pubblica amministrazione: dall’e-government ai servizi educativi, dall’infomobilità alla telemedicina, che possono creare un effetto volano per la crescita della domanda e innescare un circolo virtuoso anche per lo sviluppo dei servizi degli operatori privati. Affinché l’accesso ai servizi tramite la rete semplifichi in modo sostanziale la vita degli utenti, è condizione indispensabile che si intervenga sulla riorganizzazione dei processi, sia nei settori privati che nella pubblica amministrazione.

9. Stimolare la domanda e alfabetizzare gli utenti

Il consistente gap nel livello di alfabetizzazione va affrontato attraverso l’individuazione di politiche efficaci ed integrate che puntino a recuperare quelle fasce di popolazione oggi escluse, con nuove tecnologie, un approccio multicanale e strategie di marketing adeguate. Il ruolo del sistema formativo e dell’aggiornamento professionale sul lavoro è fondamentale e deve essere potenziato, ma occorre intraprendere azioni di alfabetizzazione anche dei soggetti non inseriti nella scuola o nel lavoro. Per le piccole e medie imprese va ricercata una strategia mirata integrata con lo sviluppo di applicativi e servizi in rete, anche all’interno delle filiere produttive. Vanno inoltre favorite le iniziative di aggregazione della domanda, a partire da quella pubblica ed in particolare nelle aree in digital divide.

10. Monitorare l’attuazione dei piani di intervento e la diffusione della banda larga

Particolare attenzione deve essere posta all’azione di monitoraggio dell’attuazione dei piani territoriali, dello sviluppo della banda larga sul territorio e delle condizioni in cui si sviluppa il mercato (dinamiche di prezzo, competizione, evoluzione tecnologica, ecc.). Il monitoraggio dovrà fornire anche un benchmarki, al fine di evidenziare l’efficienza ed efficacia dei singoli territori, di promuovere le best practice e di valutare a posteriori i diversi modelli di intervento e il loro adattamento ai diversi contesti territoriali. Il monitoraggio dei Piani di realizzazione e dello sviluppo della banda larga sul territorio dovrà servire anche ad aggiornare i piani stessi in funzione dell’evoluzione del mercato e delle tecnologie.

Scritto da Tiziano Fogliata, venerdì 22 dicembre 2006 alle 12:00
Parole chiave:
Lascia un tuo commento.


Per non perderti i nuovi articoli di Speedblog sottoscrivi il feed RSS o abbonati alla nostra newsletter oppure seguici su su Twitter

  • juri natucci
    Mi occorrono spiegazioni sul fatto che molti operatori fortemnte pubblicizzati non arrivano presso gli utenti fino al momento in cui non vi è già arrivata telecom. Siamo veramente in regime di libera concorrenza o facciamo come sempre all'italiana? Tenete presente che giusto oggi pomeriggio sono stato costretto a disdire l'abbonamento telecom per i coninui disservizi.

    Cordiali Saluti

    Juri Natucci
blog comments powered by Disqus Norton_InternetSecurity 2010

Visita anche: Jugo, Pandemia, Fogliata.net.